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December 07 libertà
Avete presente quando siete così stanchi della vostra vita che avreste voglia di rimanere giorni a letto, in una stanza al buio, respirando solamente? Oggi, per me, è uno di quei giorni. Mi ritrovo qui chiusa nella mia stanza, ascoltando musica, la mia musica, quella vera, che mi fa stare bene. Ascoltando quel dolce rock che da tempo avevo trascurato, ed ecco che sono finita per scegliere quelle canzoni che mi riportano mille ricordi tristi! Non sorprende che mi sia depressa. Un lato positivo c’è però, mi sono messa un po’ a pensare sugli eventi di questo periodo, sui nuovi incontri, i vecchi ritorni e le mie scelte. La mia conclusione è semplice. Anche questi mesi sono serviti, ogni esperienza è funzionale alla crescita ma posso dire senza alcun ombra di dubbio che sono stati mesi di .............CAZZO!!!! La mia opinione sulla gente è peggiorata, mi fido ancora meno, trovo falsità ovunque, e questo mi porta a dubitare di qualunque cosa, sospetto perfino di Antonio e Flavia ,di cui mi sono sempre fidata ciecamente o quasi. Non ne capisco il perché, tutto questo non mi piace, questa non sono e non voglio essere io! Il cinismo mi sta inghiottendo, e se le mie speranze verso l’amicizia sono state messe pian piano in dubbio, quelle sull’amore sono ormai nulle. Ma dove è questo principe azzurro? Esiste? Il mio si è perso? Cosa è l’amore? Riuscirà mai qualcuno a farmi innamorare? L’unica cosa che posso dire è che tutto ora è terribilmente noioso, la staticità del cuore toglie senso a ogni gesto e momento vissuto. E io mi sento come un una tigre in catene, ho voglia di libertà. Essere libera da responsabilità verso amici e famiglia, verso me stessa, il mio futuro. Libera dai sensi di colpa, dai vecchi ricordi, da un orgoglio ferito che brucia più del fuoco. Libera. Libera di fare ciò che voglio. Libera da me stessa poichè per prima mi impedisco di varcare la soglia. Ricordo qualche anno fa. Avevo la stessa identica voglia, gli stessi sogni di violenta libertà mi tormentavano. Ricordo le serate pazze, il cercare di andare oltre e di liberarmi di tutto trasgredendo. Non mi ha portato nulla di buono, solo un passato difficile da cancellare, una serie di esperienze che era meglio non fare e un nuovo cappio che mi tiene legata. Fra pochi mesi finirò il liceo, sto progettando il mio futuro, università, lavoro…. Una parte di me vuole tutto questo con la sicurezza della stabilità, ma l’altra parte continua a bisbigliare nel mio orecchio con voce sottile “ che fai? Tu non vuoi questo, vai via, lascia tutto, via via,via…”, immagino di andare lontano da tutto e da tutti per tornare dopo anni e non riconoscere più nulla.. Ed è allora che la paura mi cattura e mi decido a continuare la mia monotona e scontata vita……….. Voglio trovare il coraggio di volare, voglio incontrare chi mi aiuterà a farlo, il giorno che ci sarò riuscita so che sarei pronta ad accettare la morte anche il giorno dopo, perché avrei finalmente dato senso alla mia vita ed è questo che conta, non quanto vivi ma come! La gabbianella e il Gatto
«Ora volerai, Fortunata. Respira. Senti la pioggia. E' acqua. Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice, uno di questi si chiama acqua, un altro si chiama vento, un altro ancora si chiama sole e arriva sempre come una ricompensa dopo la pioggia. Senti la pioggia. Apri le ali» miagolò Zorba. La gabbianella spiegò le ali. I riflettori la inondavano di luce e la pioggia le copriva di perle le piume. L'umano e il gatto la videro sollevare la testa con gli occhi chiusi. «La Pioggia. L'acqua. Mi piace!» stridette. «Ora volerai» miagolò Zorba. «Ti voglio bene. Sei un gatto molto buono» stridette Fortunata avvicinandosi al bordo della balaustra. «Ora volerai. Il cielo sarà tutto tuo» miagolò Zorba. «Non ti dimenticherò mai. E neppure gli altri gatti» stridette lei già con metà delle zampe fuori dalla balaustra, perchè come dicevano i versi di Atxaga, il suo piccolo cuore era lo stesso degli equilibrasti. «Vola!» miagolò Zorba allungando una zampa e toccandola appena. Fortunata scomparve alla vista, e l'umano e il gatto temettero il peggio. Era caduta giù» come un sasso. Col fiato sospeso si affacciarono alla balaustra, e allora la videro che batteva le ali sorvolando il parcheggio, e poi seguirono il suo volo in alto, molto più in alto della banderuola dorata che corona la singolare bellezza di San Michele. Fortunata volava solitaria nella notte amburghese. Si allontanava battendo le ali con energia fino a sorvolare le gru del porto, gli alberi delle barche, e subito dopo tornava indietro planando, girando più volte attorno al campanile della chiesa. «Volo! Zorba! So volare!» strideva euforica dal vasto cielo grigio. L'umano accarezzò il dorso del gatto. «Bene, gatto. Ci siamo riusciti» disse, sospirando. «Si, sull'orlo del baratro ha capito la cosa più importante» miagolò Zorba. «Ah si? E cosa ha capito?» chiese l'umano. «Che vola solo chi osa farlo» miagolò Zorba.
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